Il benefico regime alimentare della dieta mediterranea, scoperto da Ancel Keys che si trasferì nel Salento e visse fino a 100 anni -composto prevalentemente da alimenti di origine vegetale, come cereali, frutta e verdura, legumi, ma anche latticini e pesce ed in misura più moderata carni- avrebbe qualcosa a che fare anche con la stagionalità e la freschezza dei prodotti. Solo in presenza di queste caratteristiche più immateriali infatti il modello alimentare viene magnificato nei suoi effetti positivi e protettivi.
La cosa assolutamente positiva è che tramite la dieta mediterranea si riesca a coniugare modernità e tradizione, con risposte culturali ed imprenditoriali che vengono dalla parte più viva della società, giovani e donne imprenditrici.
In Puglia, una iniziativa studentesca la “Dieta Med-Italiana” promossa dall’Istituto Tecnico Economico Costa di Lecce ha lanciato un vero e proprio manifesto, con tanto di logo:
“Fuori dalla crisi con la tripla A della “Dieta Med-italiana” . E’ il rinascimento agroalimentare italiano. Un marchio giovane per rilanciare il meridione e l’Italia intera con un’idea da tripla A: agricoltura, alimentazione, ambiente. Appello ad aziende ed istituzioni: «Dateci credito, in Italia gli “Steve Jobs” opereranno nell’agroalimentare». Non saranno quindi la finanza, le borse o i rating che permetteranno la ripresa del Bel Paese ma l’economia vera, quella fatta dal lavoro e dalle persone, nelle piccole, medie e grandi imprese e, nel pensiero degli ideatori, soprattutto in quel settore chiave che più e meglio caratterizza il nostro “stivale”: i prodotti della terra, della pesca e l’Italian cuisine style.”Il marchio è accompagnato da un logo identificativo che simboleggia il busto di un uomo con le braccia sollevate (in segno di ottima salute) il quale ha, al posto delle mani, un cucchiaio ed una forchetta e, al posto della testa, un calice di vino. Il tutto naturalmente in tricolore.

E ancora: “
L’obiettivo del progetto è semplice mentre il raggiungimento dello stesso lo è un po’ meno: far comprendere ad inglesi, americani, canadesi e al resto del mondo (…e anche a noi stessi) che la Dieta Mediterranea italiana è in assoluto il regime alimentare più indicato per nutrirsi in maniera sana, per prevenire e combattere malattie importanti (ipertensione, arteriosclerosi, diabete, malattie cardiovascolari, obesità, …), per mangiare bene senza rinunciare al gusto e, infine ma non meno importante, per raggiungere la sospirata sostenibilità ambientale.
Se questo obiettivo fosse raggiunto, si otterrebbero risultati importanti, tra cui:
1) si incrementerebbe la domanda commerciale dei nostri prodotti naturali (ortaggi, cereali, legumi, frutta, pesce) e dei loro derivati (olio, vino, pasta, pane, latticini);
2) aumenterebbe ulteriormente e notevolmente l’interesse per la nostra cucina con la conseguente voglia e necessità di degustarne la bontà e impararne i segreti;
3) il Paese si distinguerebbe per aver realizzato e messo in pratica un ottimo esempio di agricoltura e di regime alimentare sostenibili;
4) si otterrebbe un conseguente e benefico incremento del turismo agro-eno-gastronomico, soprattutto destagionalizzato;
5) tutti i precedenti punti, insieme, porterebbero ad una crescita dell’occupazione e, cosa più importante, alla agognata possibilità di offrire un futuro lavoro ai giovani.
Intanto, nuovi studi confermano l’importanza di un regime alimentare naturalmente meno ricco di calorie, come appunto la dieta mediterranea: in base ad una notizia apparsa sul Corriere della Sera, una ricerca della Università Cattolica di Roma, guidata da Giovambattista Pani, dell’Istituto di Patologia generale diretto ed in collaborazione con l’équipe di Fisiologia umana un 30% di calorie in meno potrebbe garantire l’attivazione di una molecola, CREB1, in grado di rallentare il processo di invecchiamento e favorire le fisiologiche funzioni cerebrali.