Tassa sullo zucchero, proposta nel Regno Unito 

  • Pubblicato il: 20/02/2015 

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Una notizia interessante: ricercatori come Susan Jebb, professore a Oxford di nutrizione e ingaggiata da Coca Cola per alcuni studi clinici sulla perdita di peso- avrebbero assunto una posizione critica rispetto ai finanziatori, suggerendo al governo britannico una vera e propria tassa sullo zucchero. Se quindi è bene verificare come ricercatori in palese conflitto di interessi possano mantenere una propria indipendenza intellettuale, il risvolto è che… tali ricercatori non dovrebbero appunto trovarsi in una situazione di conflitto di interessi. Ovvero, essere in una posizione di advisory al governo.

L’autorevole British Medical Journal- una delle 4 riviste scientifiche più autorevoli al mondo- ha dato ampio spazio a questa storia.  Che appunto può essere letta da due prospettive diverse.

I due comitati incriminati – che riportano al governo- sono appunto lo Scientific Advisory Committee on Nutrition (SACN) e il Medical research Council’s Human Nutrition research (HNR).

Susan Jebb avrebbe ricevuto 194mila sterline per lo studio clinico su un prodotto di Coca Cola per la perdita di peso, giudicandolo inadeguato allo scopo. Jebb ha dichiarato: “sono soddisfatta di come sono condotti tali studi, facendo riferimento a personale esterno indipendente e non a ricercatori aziendali. In tal modo si riesce a garantire maggiore indipendenza”.

Obiettivo 5%

Un report da poco pubblicato dal SACN avrebbe chiesto limiti ai valori di riferimento giornalieri per lo zucchero inferiori a quelli della Organizzazione Mondiale della Sanità, e pari al 5%. A riprova semmai della capacità di indipendenza dei ricercatori anche quando finanziati dall’industria.

Conflitto di interessi quando?

In realtà, le regole sul conflitto di interessi stanno procedendo in modo restrittivo. Da poco in Europa l’Ombudsman Emily O’Reily ha condannato Efsa, giudicandola incapace di effettuare uno scrutinio adeguato su conflitti di interesse circa alcuni panelist. La critica riguarda… il non aver dichiarato da parte di alcuni di essi, i legami finanziari delle università di appartenenza con alcuni finanziatori privati- industria.

Quindi l’idea è che anche conflitti di interesse “indiretti” vadano dichiarati- e non solo quelli in cui fondi affluiscono direttamente nelle tasche dei ricercatori dall’industria.

European Environment Agency: difficile mantenere l’indipendenza quando ci sono soldi di mezzo

Tuttavia, se la storia inglese può far ben sperare, alcuni enti in Europa sono maggiormente diffidenti dalla possibilità di mantenere la propria indipendenza in caso di finanziamenti privati. L’agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) in una serie di report “Late lessons for early warning” ammoniva su una serie di studi che rilevavano una forte correlazione tra desideri dei finanziatori e risultati.

Insomma, il tema è caldo e non ammette facili soluzioni.