Verso una ricerca comune sulle patologie correlate all’alimentazione
Gli Stati membri dell’Unione europea dovrebbero unire le forze per pianificare le loro ricerche finalizzate alla prevenzione delle patologie correlate all’alimentazione. O perlomeno questa è la direzione emersa dal recente incontro del Consiglio sulla Competitività, in cui si sono riuniti i ministri della ricerca nell’UE.
Il Consiglio ha dato il via libera per un programma comune per la ricerca in risposta alle sfide della società, i tre aree:
- patologie correlate all’alimentazione
- agricoltura, sicurezza alimentare e cambiamento climatico;
- patrimonio culturale.
L’idea che sta dietro la programmazione comune è di far sì che gli sforzi della ricerca smettano di essere così frammentati fra gli Stati membri, di modo che questi possano mettere insieme risorse e risultati.
Sottoscrivendo la programmazione comune, gli Stati membri hanno acconsentito a “sviluppare una visione condivisa” tramite un approccio multidisciplinare, e a redigere un’Agenda Strategica di Ricerca, impostando necessità e obiettivi di ricerca condivisi a medio e lungo termine.
Per la programmazione comune riguardo la prevenzione di patologie correlate all’alimentazione, la decisione raccomanda che gli Stati membri redigano dei piani di attuazione nazionali:
- analizzando lo stato dell’arte in questo campo e identificando e scambiando informazioni sui programmi nazionali e le attività di ricerca rilevanti e le attività internazionali similari;
- rinforzando la pratica di esercizio di previsioni e capacità di valutazione della tecnologia unitari, in particolar modo per quanto riguarda l’identificazione di aree o attività di ricerca che potrebbero beneficiare dal coordinamento o richieste comuni per proposte o mobilitazione di risorse;
- scambiando informazioni, risorse, buone prassi, metodi e linee guida, in particolare in relazione a grandi coorti e studi clinici;
- definendo la procedura, inclusi i criteri qualitativi, per la ricerca da effettuare congiuntamente, nelle aree riferite al punto 2, e identificando gli strumenti di attuazione più appropriati.
- dove ritenuta valida, condividendo l’infrastruttura di ricerca già esistente e sviluppando nuove strutture come banche dati coordinate, biobanche o modelli per l’estrapolazione di dati dagli umani;
- esportando e diffondendo conoscenza, innovazione e approcci interdisciplinari all’interno dell’Europa e nel mondo, e promuovendo l’utilizzo effettivo dei risultati della ricerca per stimolare la competitività europea e la creazione di policy mirate all’incremento della salute dei cittadini europei in maniera sostenibile;
- incoraggiando e supportando una più stretta collaborazione fra il settore pubblico e quello privato, così come l’innovazione aperta fra differenti settori economici;
- creando reti fra i centri esistenti specializzati in particolar modo sulla ricerca collegata all’alimentazione, lo stile di vita e la prevenzione delle patologie;
- incoraggiare, in aggiunta alla ricerca mirata all’intera popolazione, la ricerca orientata all’alimentazione, la salute e i problemi nutrizionali dei gruppi a rischio o in condizioni particolarmente sensibili all’interno della società europea.
Si tratta di punti estremamente interessanti, di cui si attende una proposta di realizzazione. Sul piano nazionale, per quanto riguarda l’Italia, si tratta di ambiti potenzialmente interessanti anche per realtà, come quella di Coldiretti, interessate nel promuovere una corretta alimentazione e un corrispondente stile di vita, al fine di prevenire patologie e consentire un corretto e salutare utilizzo dei prodotti di cui è ricco il territorio.
L’importanza della ricerca scientifica in ambiti di sicurezza alimentare e nutrizione, sia a livello di scoperte sia per una corretta informazione del consumatore, è indubbia, e ad essa è dedicata una sezione apposita del sito, Dalla Scienza.