Europa e Canada più vicini: il CETA riconosce 145 alimenti con Indicazione Geografica 

  • Pubblicato il: 02/03/2016 

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L’accordo d’area, che prevede una maggiore integrazione commerciale tra le due aree, porterà ricadute positive in termini economici per consumatori ed imprese europee, abbattendo i dazi doganali. Si stimano vantaggi per 470 milioni di euro per gli esportatori europei ogni anno, e di 42 milioni di euro per i prodotti agricoli. In particolare, ben 145 sono le indicazioni geografiche di prodotti di qualità riconosciute dal Canada, quelle maggiormente vendute tra cui ovviamente le italiane.

Il Ceta (Comprehensive economic trade agreement) rappresenta una svolta internazionale, e un buon viatico per negoziare sui contenuti del TTIP (Trannsatlantic Trade and Investments Partnership).

Recentemente il Commissario Phil Hogan aveva risposto ad una interrogazione del Parlamento europeo, affermando che la protezione del pomodoro San Marzano- simbolo eloquente delle indicazioni geografiche europee- non può essere difeso entro i negoziati TTIP in quanto menzione generica, non meramente italiana.

Dal momento che la più diffusa e stabilita retorica del TTIP fino ad oggi  consentiva di continuare a parlare di forte tutela accordata alle indicazioni geografiche quale ultimo baluardo della Commissione- tale risposta aveva provocato un acceso dibattito- lasciando intendere una debolezza negoziale dell’esecutivo europeo anche sul “piatto forte”.

Ma ora la limatura legale del testo del CETA sembra aprire spiragli di una rinnovata tutela delle indicazioni geografiche. Negli Usa il mercato del falso Made in Italy è enorme: basti pensare che il 99% dei formaggi di tipo italiano sono tarocchi, nonostante il nome -dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’Asiago, dal Pecorino romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola-.