Allergeni, in Francia alti livelli di non conformità 

  • Pubblicato il: 15/06/2016 

  • Allergeni 

Una ricerca francese condotta su 375 imprese ha puntato il dito su una situazione nota ma sottaciuta: le informazioni sugli allergeni, obbligatorie fanno fatica a trovare casa nelle imprese alimentari dell’Unione europea. Soprattutto in quei paesi che non hanno consentito ad una comunicazione orale in prima battura (cosa che ad esempio hanno fatto l’Italia, il Regno Unito e la Spagna). E così la Francia- che non ha adottato norme nazionali per comunicazione verbale- finisce nel mirino. Va detto che la difficoltà delle imprese nel loro insieme (e stavolta non solo quelle francesi) dipende in buona parte anche dalla mancanza di soglie legali stabilite a livello europeo, nel definire quando tracce di un allergene vadano indicato o quando invece si possa optare per evitare ogni indicazione, al di sotto proprio di tale soglia-considerata di sicurezza. Sebbene infatti la conoscenza storica sugli allergeni abbia portato a pensare che prescindano dalla quantità della sostanza nell’innescare la reazione allergica, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) da un paio di anni sta lavorando a definire soglie minime sotto le quali non andrebbero indicati. In ragione di una sicurezza alimentare reale sulla popolazione. C’è quindi il fondato sospetto che la ricerca francese spinga la Commissione europea a velocizzare l’azione in tal senso. in assenza delle quali, anche il sistema di allerta rapido (RASFF) risulta in difficoltà in certi casi, con arbitrio lasciato agli operatori se dare il via o meno ad azioni di ritiro-richiamo dei prodotti alimentari. Le imprese di ristorazione, in base alla ricerca di Que Choisir, sarebbero in difficoltà: solo il 20% di queste sarebbero a norma, contro il 31% delle trattorie ed il 27% delle pasticcerie. Circa la grande distribuzione, le cose vanno meglio ma sempre con difficoltà: se l’81% dei prodotti rinvenuti entro le insegne Monoprix sarebbero a norma nell’indicare gli allergeni, la situazione si deteriora con il 57% di conformità per Geant Casino e del 67% per Systeme U. Buona parte dei ristoranti (38%) e delle trattorie (27%) darebbero comunque informazioni orali, sebbene-come detto- questo requisito non sia sufficiente in Francia, in ragione di scelte nazionali fatte in tal senso. Circa il 60% dei supermercati darebbe poi informazioni del tipo “Può contenere tracce di..:” anche se a verifica analitica più precisa, non sono stati rivenuti allergeni nei cibi in questione. Una sorta di allarmismo che era già stato comunicato da un anno dalle autorità nordiche, che al momento stanno finalizzando una ricerca sulle etichette simile a quella condotta dalla associazione dei consumatori francesi. Ma è proprio di questi ultimi giorni la notizia che la Commissione europea ha lavorato per armonizzare le indicazioni probabilistiche “può contenere…” e “lavorato in uno stabilimento”, indicandone le condizioni di utilizzo. Ancora non si sa molto, ma presto potrebbero esserci novità. Il rischio infatti non è solo quello di non indicare gli allergeni: ma anche quello opposto di indicarli pure in loro assenza, con il rischio di creare una cultura alimentare del terrore, in un momento storico in cui le manie dietetiche imperversano così come l’esclusione di alimenti o ingredienti sulla base di paure irrazionali (latte, grano, etc).