Pollo al cloro, battaglia persa per l’Europa? 

  • Pubblicato il: 23/07/2014 

  • Unione Europea 

Consentire al pollo “clorato” di importazione USA di entrare in Europa: questo sarebbe uno dei punti del controverso accordo “TTIP”, e su cui le istituzioni europee avrebbero dato il via libera. La notizia, filtrata dal responsabile per l’alimentazione del Partito Popolare Europeo (PPE), Peter Liese, sarebbe peraltro condita da un ulteriore elemento: non vi sarebbe etichettatura obbligatoria in merito, nonostante le richieste del Parlamento Europeo e del Commissario Tonio Borg.

Una perdita secca per i consumatori, stando a diversi commenti dei deputati UE.           

                         

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) aveva in ogni caso nel 2006 dato il via libera alla possibilità di utilizzo del cloro come disinfettante per le carcasse di pollame, a patto di mantenere i requisiti igienici come previsti dalla normativa europea (reg. CE 853/2004), e quindi, non come misura sostitutiva. Sembra quindi per la prima volta che la Commissione decida di adottare i pareri di Efsa ma rispondendo a sollecitazioni esterne e con dialoghi opachi e “secretati”, lontano quindi da una regia e condivisione davvero democratica.

L’acido lattico è stato invece approvato dalla Commissione in seguito a parere positivo di Efsa nel 2013, con dosi definite.

Oltre al cloro, anche i perossiacidi erano stati considerati da Efsa, ma senza arrivare ad alcuna conclusione circa l’efficacia.  E nel 2008 un altro parere aveva provato a valutare il potenziale di facilitazione della resistenza batterica indotto da tali trattamenti. Nonostante l’Authority non fosse in grado di stabilire un aumento della resistenza batterica, evidenziava come altre sostanze utilizzabili allo scopo la favorivano. Insomma, una incertezza anche scientifica che non può essere barattata al chiuso delle stanze dei funzionari.

E i perossiacidi sarebbero un altro elemento al centro del negoziato transatlantico, e che avrebbe sollevato le reazioni negative dei consumatori UE della BEUC.

Tra i punti caldi del TTIP, rimangono ancora l’uso di ormoni nella carne bovina (che negli anni scorsi ha visto una lunga querelle commerciale USA-UE anche di fronte alla WTO); gli OGM; l’uso di antibiotici come promotori della crescita (non vietato oltreoceano).