TTIP, prezzi più alti ai consumatori e standard peggiori di sicurezza alimentare: la certificazione della Commissione europea 

  • Pubblicato il: 27/05/2016 

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A seguito di una analisi di impatto, con studio appaltato ad un contractor esterno, la Commissione europea è giunta alle seguenti conclusioni: sebbene il TTIP potrà avere alcuni vantaggi, limitatamente al settore del cibo e della sicurezza alimentare vi saranno per lo più effetti negativi. Se il prezzo dei beni di consumo potrà avere un aumento di circa 0,3 punti percentuali, in ragione di prezzi più bassi, snack e junk food potranno diffondersi con maggiore facilità. Minacciando tanto i produttori agricoli europei che i consumatori. Proprio i consumatori potranno sperimentare una sorta di impoverimento in ragione di prezzi al consumo più elevati. In base al modello economico proposto, i vantaggi maggiori sono previsti per le PMI di prodotti minerali non metallici, mentre il manifatturiero aumenterebbe di uno 0,7% le proprie esportazioni. Nei metalli, si avrebbe un calo dello 0,8% mentre altre industrie manifatturiere vedrebbero aumentare in uscita dello 0,7 per cento. Gli utili stimati per prodotti alimentari trasformati sono dello 0,4, per cento. Ma sul settore agroalimentare nel suo insieme vanno fatte considerazioni di dettaglio. In base al modello proiettivo adottato, il settore del vino, liquori e birra sarà quello messo nelle condizioni di meglio beneficiare del trattato (oggi rappresentano il 45% dell’export alimentare verso gli USA) mentre carne e latticini perderanno. Anche perché- lo studio di impatto non incorpora aspetti relativi alle cosiddette barriere non tariffarie- che potranno invece contare molto in termini di costi produttivi più bassi per i produttori/allevatori USA (es, possibilità consentite in USA ma non in Europa, come di usare ormone della crescita, antibiotici per aumento della massa, etc). Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita del settore agroalimentare europeo è stato del 2,9%, decisamente meglio del settore manifatturiero nel suo insieme -1,9%-. Il settore della carne è cresciuto del 3,1%, quello ittico del 4,2%, gli oli e grassi addirittura del 6,9%. Tuttavia il settore food USA è cresciuto di più: dal 2008 al 2014 addirittura dello 7,2% contro un 5,9% della UE. Insomma, nella corsa competitiva, abbassare gli standard europei ai livelli dei propri potrebbe convenire agli USA, che già sperimentano una crescita sostenuta, ma meno all’Europa, le cui esportazioni si fonderebbero – a TTIP adottato- su una agricoltura sempre più omologata e “al ribasso”, perdendo le proprie specificità e capacità di intercettare la domanda globale “evouta” di crescenti strati sociali. L’agro-food vale in termini di giro d’affari qualcosa come mille miliardi di Euro annui in Europa (di cui 422 miliardi agricoli, dei quali circa 170 venduti tali quali al consumo senza ulteriori passaggi), pari al 15% del fatturato totale della manifattura. Le esportazioni alimentari della UE contano per il 12,4% a livello mondiale, mentre le importazioni per lo 11,1% a fronte di un valore pari rispettivamente ad 8,5% per gli USA e 10,2%. Va infine considerato, come rimarcato da più parti-che lo studio di impatto rimane soggetto a considerazioni di incertezza e non è una fotografia dello stato assoluto della realtà- comprende insomma varie limitazioni.