FAO: quale ruolo per i derivati nell’instabilità del mercato agricolo globale? 

  • Pubblicato il: 08/09/2010 

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La FAO ha pubblicato recentemente un Policy Report che offre una prospettiva sull’andamento del mercato agricolo globale, basandosi sull’analisi dei dati raccolti tramite l’Indice dei Prezzi dell’organizzazione stessa. Nel rapporto vengono messe in luce le attuali conoscenze riguardo al ruolo dei derivati sulla fluttuazione dei prezzi e, a cascata, sull’instabilità del mondo agricolo. Il tema è stato approfondito insieme a due analisti della FAO, Denis Drechsler, del Dipartimento di Sviluppo Sociale ed Economico, e George Rapsomanikis, della divisione Commercio e Mercati.

 

       ( Denis Drechsler    -   George Rapsomanikis   )

  1. Anche se il ruolo dell’economia reale è centrale, un problema potrebbe essere il tasso di aggiustamento. È ancora vero che “a lungo andare siamo tutti morti”? Chi subisce le maggiori conseguenze delle fluttuazioni dei prezzi?

 La fluttuazione dei prezzi alimentari sono nocive sia per i consumatori che per i produttori di merci. Tuttavia, dato che i consumatori sono più facilmente in grado di trovare prodotti alternativi che soddisfino i loro bisogni (per esempio sostituendo un cibo caro con uno più economico, calibrando le loro preferenze in base all’offerta disponibile), il peso delle fluttuazioni dei prezzi ricade in maniera eccessiva sui consumatori. Visti i prezzi fluttuanti, i produttori hanno difficoltà nella pianificazione futura e tendono a evitare i necessari investimenti nell’agricoltura a causa degli incerti margini di profitto. Fra i produttori, i piccoli proprietari potrebbero essere i più colpiti in quanto gli utili sono solitamente troppo ridotti per arginare un crollo delle entrate. In generale, i produttori con più fonti di reddito diversificate (sia che provengano da una più ampia gamma di prodotti o da altre attività economiche) saranno meno colpiti da un crollo dei prezzi, in quanto potranno compensare le perdite relative ad un dato prodotto più facilmente.

 

  1. Sfruttamento energetico, crescita demografica, erosione del terreno, finanza: se il lungo termine è fissato, - e con esso per lo meno una parte delle aspettative che hanno rilevanti conseguenze empiriche – quali fattori possono spiegare la caduta nei prezzi dei prodotti nel corso degli ultimi due anni? Quale potrebbe essere una buona timeline per comprendere i prezzi in virtù di un reale incontro domanda/offerta?

 Il crollo nei prezzi dei prodotti a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi due anni demarca il confine di una “bolla economica”, un periodo in cui i prodotti sono stati commercializzati a prezzi che non erano garantiti dai fondamentali di mercato. Il crollo non è necessariamente dovuto a cambiamenti nell’offerta e nella domanda, ma piuttosto segna il ritorno a livelli di prezzo che siano supportati da questi fondamentali del mercato.

La durata del periodo di aggiustamento concernente il reale incontro domanda-offerta è variabile a seconda dei prodotti e dei mercati. Dipende da diversi fattori, inclusi i limiti fisici e le asimmetrie dell’informazione. In teoria, i mercati dei futures sono provvisti di un forum per determinare il “vero” valore di mercato di un prodotto istantaneamente. Tuttavia, i prezzi dei futures potrebbero venire distorti da altre considerazioni, inclusi gli obiettivi di speculazione dei commercianti.

 

3. Quando la bolla cresce, gli agricoltori possono percepire segnali dal mercato che li inducono ad aumentare la loro produzione nelle relative merci. Questi segnali possono occultare i costi di produzione così, nel breve periodo, i margini (di profitto) sembrano coprirli. Se regole ferree per i derivati non sono desiderabili, cosa dire degli strumenti assicurativi per coprire almeno parte delle fluttuazioni?

 I futures dei prodotti sono un importante strumento per un’effettiva gestione del rischio. Come evidenziato nel Policy Brief, essi sono anche un meccanismo che introduce la speculazione nel mercato. Tuttavia, la speculazione non è necessariamente dannosa per i propositi assicurativi; in realtà possono apportare importante liquidità per gli hedgers (chi pratica la copertura dai rischi di fluttuazione dei prezzi nel mercato, o hedging), dato che gli speculatori si assumono rischi che i distributori commerciali non sono disposti a prendere.

Molti altri strumenti di gestione del rischio per i prezzi sono a disposizione dei produttori agricoli. Il livello di adozione e la tipologia di strumenti usati dagli agricoltori variano in modo significativo da un prodotto ad un altro, e fra paesi sviluppati o in via di sviluppo.

Nei paesi sviluppati, gli strumenti di mitigazione del rischio dei prezzi possono consistere in contratti a termine (forward contracts), e schemi di assicurazione del reddito (revenue insurance). L’assicurazione del reddito, che è relativamente diffusa negli Stati Uniti e in Canada, copre gli agricoltori da perdite di reddito causate da mancata produzione o crollo dei prezzi. Queste forme di assicurazione del reddito sono solitamente sottoscritte dal governo a causa degli elevati premi altrimenti non affrontabili dagli agricoltori. Sono generalmente utilizzate per colture deperibili dove i prezzi non possono essere fissati tramite futures o opzioni.

I paesi in via di sviluppo, d’altra parte, sono caratterizzati da un uso assai ridotto di strumenti di gestione del rischio basati sul mercato. La contrattazione a termine e i contratti di produzione non sono ampiamente diffusi, ad esclusione di quelli commercializzati nelle borse (commodity exchanges) che hanno cominciato ad operare in Africa (Kenya, Etiopia, Zimbabwe, Zambia), e alcuni tipi di coltivazioni a contratto (out-grower schemes) che assicurano un determinato prezzo agli agricoltori e forniscono direttamente gli input agricoli necessari per la produzione. Questi tipi di accordo sono comuni per colture dall’elevato valore aggiunto che vengono esportate nei supermarket statunitensi o europei. Anche schemi di prezzo minimo vengono adottati in quei paesi dove un’industria è controllata da organismi parastatali (come il regime di prezzo minimo per il cotone in Mozambico che fissa i prezzi su base nazionale).

L’efficacia dei differenti strumenti può essere analizzata solo caso per caso. Gli outgrower schemes sono esempi perfetti. In molti paesi questi tipi di contratto sono controllati da un monopolio. Quando questo avviene e gli agricoltori sono a rischio di insicurezza alimentare c’è la tendenza ad usare gli input agricoli risorse per la alimentazione umana, il che riduce la produttività complessiva. In altri casi, gli outgrower schemes e altre forme di contratto incoraggiano la diversificazione, sia perché questi schemi includono un insieme di prodotti o perché relazioni stabili con i compratori accrescono la stabilità del credito di agricoltori presso banche e istituzioni di micro finanza.

 

  1. Un argomento chiave contro i derivati è che essi attraggono investitori al di fuori del settore agricolo per speculare, senza rispetto per le conseguenze sul mercato fisico. Potrebbe rivelarsi necessario limitare il numero delle transazioni nel settore agro-alimentare?

 Di nuovo, speculazione ed hedging (forma di copertura) non si escludono a vicenda, se si considera la liquidità fornita dai commercianti speculativi per scopi di hedging. Ma di certo il commercio speculativo introduce anche un elemento di rischio per il mercato fisico se i prezzi – temporaneamente – sono scalzati dal loro reale equilibrio sul mercato. Piuttosto che vietare il commercio speculativo, un’adeguata regolamentazione potrebbe tentare di accrescere la fiducia sul corretto funzionamento del mercato. Oltre ad accrescere la trasparenza sulle operazioni relative ai futures, ciò potrebbe anche portare a prevenire che i commercianti investano al di là dei loro limiti commerciali speculativi (un passo in tale direzione è già stato fatto dalla Commissione USA per il Commercio sui Commodity Futures).

 

  1. Chi stabilisce i prezzi nei mercati delle merci alimentari? Sono ancora determinati da disponibilità e domanda, o sono guidati da potenti attori conglomerati?

 Non c’è nessuna prova che un solo qualsiasi attore abbia potere sufficiente a determinare i prezzi nei mercati delle merci mondiali. Piuttosto che da un singolo produttore, i prezzi sono influenzati da determinati paesi o gruppi di paesi attraverso specifiche politiche e contesti di regolamentazione. Questo può essere osservato con l’orzo, ad esempio, dove il Canada è un importante attore. I prezzi internazionali del grano dipendono pesantemente dai cambiamenti nella relativa politica negli Stati Uniti e nell’Unione Europea… Politiche commerciali restrittive nelle Filippine e in Thailandia hanno una forte influenza sui prezzi del riso. I loro quadri di commercializzazione determinano la quantità e il prezzo del riso venduto sui mercati internazionali.

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