Frodi alimentari, una nuova era? 

  • Pubblicato il: 08/05/2014 

  • Policies

  • Situazioni a rischio  - Esperienze Europee 

Già l’inchiesta che aveva mostrato come addirittura un 38% del cibo controllato a campione proprio dal giornale fosse adulterato. E in questi giorni il the Guardian –tramite l’inserto domenicale di approfondimento The Observer-ci torna sopra: lunga vita alle frodi. Se non altro perché è quello che ci si attende da qui ai prossimi anni. E se addirittura cominciano a circolare leggende metropolitane non verificate (come quella circa l’intestino di maiale venduto come calamari per le fritture), è segno che sappiamo veramente poco di quello che accade ai vari livelli della filiera alimentare, e che siamo disposti a ritenere verosimili anche frodi esageratamene incredibili.

Già la pizza – in seguito ad analisi di rintracciabilità- avrebbe mostrato oltre 35 ingredienti da oltre 60 paesi: un assurdo, per un cibo così semplice. Ma che dà l’idea di come ottimizzazione di budget e controllo analitico dei costi vogliano spesso dire incentivo a frodare (sostituendo ingredienti più costosi con meno costosi). Il crimine alimentare sarebbe così in crescita.

 

Costi …posticipati

C’è un serio rischio che pagheremo pesantemente per la nostra negligenza, continua il The Guardian. Se l’Horsegate è stato sotterrato a causa della mancanza di aspetti gravi circa la sicurezza alimentare, si sta già preparando il prossimo scandalo alimentare. Solo due persone infatti sono state condannate per lo scandalo. E la frode è stata considerata un caso isolato, e non un effetto sistemico. Si è passati insomma ad una insabbiatura bella e buona, secondo il quotidiano. Intanto, i cittadini inglesi stanno aspettando il “rapporto Elliott”, ovvero quell’inchiesta indipendente commissionata dal governo in seguito all’Horsegate.

Ma non c’è da attendersi molto, se stante il taglio ai finanziamenti pubblici, non si procederà a organizzare un vero e proprio corpo di polizia destinato alla repressione delle frodi, come avviene peraltro ancora in pochi paesi europei (Italia tra questi virtuosi). Si tratta ora di vedere se il rapporto Elliott conterrà tale esplicita richiesta per organizzare una unità di lotta al crimine alimentare entro la polizia britannica.

Counterfeit whisky seized by German officials

Le evidenze disponibili non sono però incoraggianti. A marzo, circa un terzo dell’agnello venduto nei take away infatti sarebbe stato in realtà manzo- stando alle segnalazioni della Food Standard Agency (FSA). I dati però mancano e sono sporadici. E la Grande Distribuzione- ma anche i politici- hanno per certi versi incentivi a mantenere bassi i prezzi del cibo, ancorchè non faccia male- in una vera e propria policy pubblica. In cui apparentemente, tutti ci guadagnano-tranne ovviamente gli agricoltori e gli allevatori, che subiscono concorrenza sleale dai prodotti “fake” e che si vedono il proprio agnello messo in concorrenza con i prezzi del manzo…

A livello internazionale, la recente Operazione di Interpol, Opson III ha sequestrato 1200 tonnellate di cibo falso e 400mila litri di bevande contraffatte, in oltre 33 paesi UE e anche USA e Asia.

 

Le soluzioni?

Tra le possibili soluzioni, alcune vanno nella direzione di abilitare gli “insider” ovvero i dipendenti delle industrie, tramite email o canali di comunicazione riservati per whistleblowers, ovvero, “chi fa le soffiate”. Data la natura sistemica delle frodi infatti, ci si attende che gli operai e lavoratori possano poter denunciare ciò che vedono tutti i giorni sul lavoro.

Ma altre soluzioni cercano di rendere più partecipato il consumo: ad esempio, insistendo su alimenti freschi, poco trasformati, e comprati su scala locale. Le frodi si avvantaggiano infatti di tutte le opacità e aree grigie che separano il consumatore da una corretta idea su ciò che sta consumando.  E così un altro articolo dell’inserto parla di “compra locale e cucina da te". In definitiva, il consumatore diventa il primo controllore. Elevare la consapevolezza alimentare diventa allora il primo tassello di una più ampia strategia di lotta alla contraffazione. In attesa di più polizia, controlli e risorse. Ma anche con la consapevolezza che le frodi alimentari stanno diventando sempre più furbe, e che sfruttano ad arte vuoti normativi o analitici nel nome della massimizzazione del profitto.