Più trasparenza per i consumatori: la “desinewed meat” è “carne separata meccanicamente” 

  • Pubblicato il: 20/10/2014 

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  • Food security  - Esperienze Europee 

Negli anni’90 e fino ad aprile 2012, in tutto il Regno unito, si poteva trovare carne “desinewed” (DSM), ovvero con ossa e tendini rimossi a basse pressioni, ma senza una adeguata etichettatura come ingrediente autonomo. La carne così ottenuta si rifletteva infatti in un semplice “carne” nella lista degli ingredienti. Ma in questi giorni la Corte di Giustizia UE sancisce definitivamente l’impossibilità di tale pratica. La carne deve essere indicata a tutti gli effetti in etichetta come “carne separata meccanicamente” (MSM), conformemente alle richieste peraltro della normativa UE 1169/2011. Fine degli inganni ai consumatori.

Un grosso fraintendimento

In principio, sembra esserci stato una sorta di fraintendimento “cumulativo” che aveva portato a interpretazioni diverse delle stesse norme europee prima, e ad un acceso scontro tra Autorità inglesi e Commissione Europea poi.

Per il reg. (UC) 853/2004 infatti, la carne è da considerarsi separata meccanicamente soltanto se avviene la perdita o modifica delle fibre muscolari. In questo caso, la carne è considerata “Mechanically Separated Meat ” (sezione V, Allegato III). Il processo di ottenimento della carne in tal senso prevede alte pressioni per arrivare ad una estrusione dei pezzi di carne.

Ma come va classificata la carne ottenuta a pressioni più basse, con tecniche che non danneggino la fibra muscolare, lasciandone le sembianze del muscolo intero?  Tale processo, in vigore nell’industria britannica da almeno un paio di decenni, sembrava scontare un vuoto normativo.

Una risposta nel tempo- con relativa linea guida per gli operatori del settore alimentare- era venuta dalla Food Standard Agency (FSA), che infatti definiva la “Desinewed meat” (così si chiamata la carne ottenuta da tale processo più delicato) come categoria a parte, al di fuori anche dei “meat product”  in quanto non era avvenuta una alterazione sostanziale del prodotto. La carne era carne, punto.

Ma tale interpretazione andava contro il volere di Brussels. Le regole inglesi permettevano di vendere carne a basso prezzo, spacciandola magari per muscolo o giocando sull’inconsapevolezza dei consumatori. In Europa la carne separata meccanicamente non è poi consentita come processo estrattivo su ruminanti (bovini e ovicaprini) dal 2001, per le note misure precauzionali da BSE.

Così la Commissione Europea, dal 2012 (tramite le indagini del  Food Veterinary Office in suolo britannico), ha considerato la DSM pari alla MSM, chiedendo una apposita etichettatura nel prodotto finito (“prodotto ottenuto da carne separata meccanicamente”) per la carne suina e di pollame; e proibendola del tutto per ruminanti (bovini e ovicaprini). Era seguita la minaccia della Commissione di restringere le importazioni europee di carne bovina inglese in mancanza di un adeguamento.

La causa

Nel frattempo, la Newsby Foods, una azienda del settore, aveva seguito le linee guida della FSA e vendendo come "carne" della DSM, con investimenti ingenti in macchinari, era stata poi costretta a cambiare il proprio business una volta che le nuove regole UE avevano spinto il Regno Unito ad adeguarsi.

La Newsby aveva allora portato il caso di fronte alla Alta Corte inglese, che a sua volta si era riferita alla Corte di Giustizia UE. Nel frattempo, e in attesa di pronunciamenti definitivi, la Corte inglese aveva acconsentito a continuare ad usare la DSM senza etichettarla come carne separata meccanicamente.

Ora, la Corte di Giustizia risponde a Newsby: la DSM è carne a tutti gli effetti separata meccanicamente. Il tipo di modifica sulla struttura della carne, sebbene lasci impregiudicate le fibre muscolari profonde, non può essere considerata al pari di un comune taglio- come per la carne ordinaria.

In definitiva: la carne costituita da pezzi ricomposti va comunque indicata in etichetta come carne separata meccanicamente, contrariamente ad una prassi diffusa in vari paesi UE- di occultarne la vera natura.

La sentenza della Corte di Giustizia chiude definitivamente una questione spinosa, per certi versi sintomatica –insieme all’ “horsegate”-delle opacità che ci sono attualmente lungo la filiera della carne e dei prodotti derivati.

Se ancora la Commissione Europea non ha deciso nulla circa l’origine della carne come ingrediente, con i lavori in corso attualmente in alto mare, un elemento di chiarezza sembra invece arrivare dai processi produttivi e di trasformazione.